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Lavoro domestico, le badanti superano le colf: i numeri di un settore in trasformazione

Il lavoro domestico continua a essere uno dei pilastri meno visibili ma più rilevanti del mercato del lavoro italiano. Un settore che cresce per peso economico e funzione sociale, ma che resta segnato da un’elevata incidenza di lavoro irregolare. A fotografare questa realtà è il Settimo Rapporto annuale sull’occupazione domestica dell’Osservatorio DOMINA, che restituisce un quadro complesso e strutturale, sempre più legato all’invecchiamento della popolazione e alla carenza di servizi pubblici di assistenza.

Secondo il rapporto, nel comparto operano complessivamente oltre 3,3 milioni di persone, considerando sia il lavoro regolare sia quello sommerso. Un numero che conferma quanto il lavoro domestico sia diventato un elemento centrale del sistema di welfare informale del Paese.

I numeri del settore: occupazione e territorio

Nel 2026 risultano 902 mila le famiglie datrici di lavoro domestico e 817 mila i lavoratori regolarmente assunti. Accanto a questa componente emerge però una vasta area di irregolarità: quasi un lavoratore su due opera senza un contratto dichiarato. La quota di lavoro sommerso raggiunge infatti il 48,8%, portando il settore a una condizione di quasi parità tra lavoro regolare e irregolare.

Dal punto di vista territoriale, la maggiore concentrazione di addetti si registra in Lombardia, con circa 170 mila lavoratori, seguita dal Lazio, dove se ne contano 152 mila. La forza lavoro è prevalentemente femminile, con una quota che sfiora il 90%, e vede una forte presenza di cittadini stranieri, pari a circa il 70% del totale.

Il sorpasso delle badanti e il cambiamento delle mansioni

Uno dei dati più significativi del rapporto riguarda la distribuzione delle mansioni. Le badanti rappresentano oggi il 50,5% degli addetti del settore, segnando un sorpasso ormai strutturale rispetto alle colf. Un cambiamento che riflette l’evoluzione demografica del Paese e il crescente bisogno di assistenza continuativa per le persone anziane e non autosufficienti.

Non a caso, anche il profilo dei datori di lavoro evidenzia una trasformazione profonda: il 37,9% ha almeno 80 anni, mentre solo il 28,5% ha meno di 60 anni. Un dato che incide direttamente sulla stabilità dei rapporti di lavoro e sulla capacità delle famiglie di sostenere nel tempo costi e adempimenti contributivi.

Il valore economico e il ruolo di supplenza del welfare

La spesa complessiva delle famiglie per il lavoro domestico raggiunge i 13,4 miliardi di euro, includendo sia il lavoro regolare sia quello irregolare. Il valore aggiunto prodotto dal comparto è stimato in 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale.

Il rapporto mette inoltre in luce il ruolo di supplenza svolto dal lavoro domestico rispetto ai servizi pubblici di assistenza. Secondo le stime, nel 2024 lo Stato avrebbe beneficiato di un risparmio superiore ai 6 miliardi di euro, pari allo 0,3% del PIL, grazie all’assistenza garantita direttamente dalle famiglie.

Entrate fiscali e potenziale di emersione

Sul fronte delle entrate pubbliche, i lavoratori regolari del comparto hanno generato oltre 1,3 miliardi di euro tra contributi e imposte. Tuttavia, il margine di crescita resta elevato. Secondo DOMINA, una significativa emersione del lavoro irregolare potrebbe portare a un gettito potenziale di circa 2,5 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto a quello attuale.

Il peso degli obblighi contributivi a carico delle famiglie resta però uno degli ostacoli principali alla regolarizzazione, soprattutto in presenza di redditi medio-bassi e di rapporti di lavoro discontinui.

Le proposte per favorire la regolarità

Per affrontare queste criticità, il rapporto avanza alcune proposte mirate a incentivare l’emersione e la stabilità dei rapporti di lavoro domestico. A illustrarle è Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA.

Tra le misure suggerite figura l’introduzione di un meccanismo di cash back sui contributi INPS, riconosciuto in modo graduale ai datori di lavoro che assumono e mantengono colf, badanti e baby-sitter con contratti regolari. Un’altra proposta riguarda il trasferimento parziale e differito di una mensilità di NASpI come incentivo all’assunzione stabile, legato alla permanenza del lavoratore presso lo stesso datore. Infine, viene ipotizzata una detrazione fiscale pari al 10% dei costi sostenuti per il lavoro domestico.

Un settore chiave che chiede politiche strutturali

Il quadro delineato dal rapporto DOMINA conferma che il lavoro domestico non è più un segmento marginale, ma una componente strutturale del sistema economico e sociale italiano. La crescita del ruolo delle badanti, l’elevata età dei datori di lavoro e l’ampia area di irregolarità pongono però una sfida chiara alle politiche pubbliche: trasformare un welfare informale indispensabile in un settore più equo, sostenibile e regolare.

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